22 ottobre 2026 · Prospecta Formazione con Laterlite
Il quaderno del webinar
Il quaderno segue l’ordine del webinar: prima la diagnosi e i principi della UNI EN 1504 con il prof. Coffetti, poi materiali e sistemi con l’ing. Papini, infine le domande degli iscritti. Ogni rimando apre il video al minuto in cui se ne parla o la slide nel PDF.
Video e capitoliIl lettore in alto a ogni parte; i capitoli portano al minuto
SchedeCiascuna chiude con il rimando alla slide e al punto del video
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Diagnosi e UNI EN 1504 · 1 h 03 min
Diagnosi del degrado e principi normativi per il ripristino del calcestruzzo
Prof. Denny CoffettiUniversità degli Studi di Bergamo
La scelta dell'intervento parte dalla diagnosi delle cause di degrado, non dal prodotto. La serie UNI EN 1504 collega il fenomeno alla tecnica attraverso i principi; preparazione del supporto, controllo del ritiro, posa e maturazione decidono la riuscita, e la protezione superficiale aumenta la durabilità senza sostituire il ripristino.
Il ragionamento in cinque passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Rilievo e raccolta dei dati storico-geografici, poi sospetto diagnostico e piano d'indagine.
Quali informazioni servono per confermare o smentire il sospetto, e dove le reperisco?
2. Diagnosi definitiva: cause e severità del danno, distinguendo carbonatazione e cloruri.
Su quale dei quattro processi della corrosione posso intervenire?
3. Strategia: uno o più principi della UNI EN 1504-9 come obiettivi dell'intervento.
Gli obiettivi sono di durabilità, strutturali o entrambi?
4. Progetto: conglomerato adatto allo spessore, preparazione del supporto, contrasto all'espansione, maturazione.
Il mio dettaglio costruttivo garantisce σc + ft ≥ σt in ogni istante?
5. Protezione superficiale dimensionata sul copriferro reale.
Quale SdCO2 serve, e quale protettivo e spessore la garantiscono?
8 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Metodo
Dal sintomo alla scelta dell'intervento
L'intervento non comincia dalla malta ma dalla causa del degrado e dalla prestazione richiesta
Coffetti è partito da una situazione frequente: la richiesta al telefono di quale malta o prodotto usare per un certo elemento. Per il relatore è una delle strade più sicure verso un intervento fallimentare.
Il canovaccio del progetto di ripristino segue invece quattro tappe, con un passaggio intermedio quando il caso è complesso.
Tappa
Contenuto
01 Rilievo
Sopralluogo, rilievo delle patologie e delle carenze strutturali, raccolta dei dati storico-geografici
01 bis Sospetto diagnostico e piano d'indagine
Quali informazioni sono necessarie? Come e dove reperirle?
02 Diagnosi definitiva
Cause e severità del danno
03 Strategia
Principi UNI EN 1504-9 come «obiettivi»
04 Progetto dell'intervento
Materiali, modalità di posa, dettagli costruttivi, controlli
Quando serve il passaggio intermedio
Nei casi più semplici sopralluogo e dati storico-geografici bastano per la diagnosi definitiva. Altrimenti si formula un sospetto, per esempio la presenza di cloruri nel copriferro, e si progetta un piano d'indagine che stabilisca quali tecniche usare e in quali posizioni.
Endogene ed esogene; quattro processi in serie; la carbonatazione
Origine
Cause
Endogena
Errata scelta degli ingredienti, errori progettuali (per esempio nei dettagli per lo smaltimento delle acque meteoriche), difetti di produzione, posa, compattazione e maturazione
Esogena
Contatto con aria e umidità, con soluzioni acquose ricche di cloruri, solfati ecc., cicli termici, sovraccarichi ed eventi sismici
I quattro «rubinetti»
La corrosione si schematizza in quattro processi: anodico (ossidazione del ferro), catodico (riduzione dell'ossigeno), conduzione elettrica nel calcestruzzo e conduzione nel metallo. La velocità è determinata dal processo più lento.
La conduzione nel metallo è un interruttore sempre chiuso: non si può governare.
Il processo catodico dipende dalla presenza di ossigeno e acqua.
La conduzione nel copriferro dipende dal tenore di umidità: un calcestruzzo insaturo conduce male.
Il processo anodico è trascurabile finché le armature sono passive.
Carbonatazione
La CO₂ atmosferica penetra nel copriferro e reagisce con l'idrossido di calcio formando carbonato di calcio. La reazione non danneggia la matrice cementizia, ma abbassa il pH da circa 12,5 a circa 8-9: le armature perdono la passività.
Il fronte si misura con la fenolftaleina: il calcestruzzo si colora di violetto dove è ancora basico, resta incolore sotto pH 9.
I prodotti di corrosione sono espansivi: generano trazioni nel copriferro, lo fessurano e lo espellono, e la barra esposta perde sezione più in fretta. La corrosione da carbonatazione è generalizzata.
Corrosione localizzata e profonda oltre una soglia critica
I cloruri sono tipici delle strutture vicine al mare, a contatto con l'acqua marina o con l'aerosol, e delle infrastrutture trattate d'inverno con sali disgelanti. Lo schema dei quattro processi resta lo stesso, ma il processo anodico non dipende più dal pH: c'è corrosione quando la concentrazione di cloruri vicino alla barra supera una soglia critica, che dipende anche dal tipo di legante.
Condizione
Soglia critica di cloruri
Strutture aeree
Circa 0,3-1% rispetto alla massa del cemento
Strutture totalmente immerse
Circa un ordine di grandezza maggiore
Un risultato controintuitivo
Le parti aeree a contatto con i cloruri, per esempio quelle soggette a cicli di asciutto e bagnato, si danneggiano più di quelle sempre immerse. La corrosione è localizzata e profonda, con riduzione locale della sezione resistente e conseguenze su capacità portante e duttilità.
Protezione dall'ingresso, controllo catodico, umidità e resistività del copriferro
La serie organizza prodotti, metodi di prova, requisiti e criteri di conformità per la protezione e il ripristino del calcestruzzo. La parte 9 fissa i principi, una decina, che riguardano sia la durabilità sia le prestazioni strutturali. Il progettista può adottarne uno o più insieme, sapendo che una stessa tecnica spesso agisce su più principi.
Parte
Contenuto
UNI EN 1504-1
Definizioni
UNI EN 1504-2
Sistemi di protezione della superficie di calcestruzzo
UNI EN 1504-3
Riparazione strutturale e non strutturale
UNI EN 1504-4
Incollaggio strutturale
UNI EN 1504-5
Iniezione del calcestruzzo
UNI EN 1504-6
Ancoraggio dell'armatura di acciaio
UNI EN 1504-7
Protezione contro la corrosione delle armature
UNI EN 1504-8
Controllo di qualità e valutazione della conformità
UNI EN 1504-9
Principi generali per l'utilizzo dei prodotti e dei sistemi
UNI EN 1504-10
Applicazione in opera di prodotti e sistemi e controllo di qualità dei lavori
Principio
Obiettivo
Metodi indicati
PI · Protection Ingress
Protezione contro l'ingresso di sostanze aggressive
Impregnanti; rivestimenti protettivi filmogeni; sigillatura delle lesioni con paste e resine epossidiche
CC · Cathodic control
Limitare la diffusione dell'ossigeno nelle aree catodiche
Metodi barriera che rallentano il processo catodico
MC · Moisture content
Controllo del grado di saturazione del calcestruzzo
Idrorepellenti; rivestimenti protettivi filmogeni
IR · Increasing resistivity
Aumento della resistività elettrica del copriferro
Passività delle armature, ricostruzione, rinforzo, resistenze fisiche e chimiche
Principio
Obiettivo
Metodi indicati
PRP · Preserving or restoring passivity
Ricreare le condizioni di passività delle armature
Sostituzione del calcestruzzo carbonatato o contaminato da cloruri, con eventuale aumento del copriferro, con malte, betoncini o calcestruzzi anche con inibitori di corrosione; rialcalinizzazione elettrochimica o estrazione elettrochimica dei cloruri
CA · Control of anodic area
Impedire alle aree potenzialmente anodiche di corrodersi
Inibitori di corrosione migranti applicati in superficie; protezione dell'armatura con rivestimenti protettivi (malte steel protection)
CR · Concrete repair
Ripristino della sezione in calcestruzzo
Ricostruzione corticale con malte tixotropiche o colabili; ricostruzione con betoncini e calcestruzzi colabili o autocompattanti
StS · Structural strengthening
Rinforzo strutturale e sismico
Integrazione o sostituzione di armatura con compositi (FRP, FRM), reti e barre; compositi per la duttilità; sigillatura delle lesioni; ringrosso delle sezioni
PR · Increasing physical resistance
Resistenza alle azioni fisiche e meccaniche
Impregnanti; rivestimenti con requisiti di resistenza fisico-meccanica (epossidici, poliuretanici ecc.)
RC · Resistance to chemicals
Resistenza agli attacchi chimici
Impregnanti; rivestimenti con requisiti di resistenza chimica (epossidici, poliuretanici ecc.)
Tecniche meno diffuse
La rialcalinizzazione elettrochimica del copriferro carbonatato e l'estrazione elettrochimica dei cloruri, fino a scendere sotto il tenore critico, sono tecniche che il relatore ha indicato come meno diffuse, almeno da noi.
Durabilità del copriferro oppure contributo alla risposta strutturale
Corticale
Ricostruzione / ringrosso
Spessore
Generalmente limitato al copriferro, nell'ordine di qualche centimetro
Gran parte o tutto l'elemento
Scopo
Ricostruisce la sezione locale e protegge l'armatura
Richiesto dopo eventi sismici, azioni eccezionali o degrado profondo; anche per adeguamenti sismici, aumento di capacità portante o rigidezza, cambi d'uso con carichi maggiori
Contributo strutturale
Generalmente non contribuisce alla capacità portante
Collabora alla risposta strutturale del fabbricato
Perché le malte da ripristino si fessurano e come si evita
Il problema
I materiali cementizi ritirano. Se il ritiro è libero non crea problemi; nel ripristino però è sempre contrastato da armature e substrato, che hanno già scontato il proprio ritiro. Nascono tensioni tangenziali all'interfaccia e trazioni nel materiale: se superano la resistenza a trazione, che nei primi giorni è modesta, compaiono fessure e distacchi. La deformazione viscosa ritarda la fessurazione ma non la elimina.
Il ritiro compensato introduce agenti espansivi: l'espansione iniziale contrastata genera una compressione che limita lo sforzo di trazione successivo. Se avviene troppo presto o è troppo modesta, la fessurazione si presenta comunque.
La condizione da rispettare
σc + ft ≥ σt, istante per istante: precompressione da espansione contrastata più resistenza a trazione del conglomerato almeno pari allo sforzo di trazione da ritiro impedito.
Fattori che massimizzano σc
Fattori che minimizzano σt
Incisione del perimetro delle aree da ricostruire
Basso contenuto di cemento, rigidità degli aggregati, contenuto d'acqua (Dmax, superfluidificanti), additivi antiritiro
Aderenza all'armatura esistente o di contrasto posta ex novo, anche sotto forma di fibre
Geometria dell'intervento: rapporto tra superficie esposta all'evaporazione e volume del conglomerato
Adesione al substrato
Maturazione umida, fibre antiritiro o soluzioni che limitano l'evaporazione
Maturazione umida o soluzioni che limitano l'evaporazione
Conglomerato
Aggregato
Spessore indicato
Malta
—
Fino a 60-70 mm
Betoncino
Dmax 8-12 mm
Fino a 100 mm
Calcestruzzo
Dmax > 16 mm
Oltre 100 mm
Più resistenza non vuol dire meglio
Le malte ad alta resistenza a compressione, a parità di condizioni, ritirano di più e sono più rigide: aumentano lo sforzo σt. Per il relatore cercare la massima resistenza meccanica è spesso controproducente. Spettano al progettista la preparazione del supporto (scarifica, pulizia dei ferri), la rete di contrasto all'espansione per spessori superiori a 35 mm e la maturazione umida, con la verifica da direttore dei lavori.
Tre famiglie di prodotti e il calcolo della resistenza alla diffusione della CO₂
Famiglia
Come agisce
Effetti
Filmogeni
Creano un film continuo sulla superficie dell'elemento in c.a.
Ritardano l'ingresso di CO₂ e soluzioni aggressive; usati quando il copriferro è insufficiente; alterano l'estetica della superficie
Impregnanti (parzialmente filmogeni)
Occludono le porosità senza creare un film continuo
Migliorano la qualità del copriferro di calcestruzzi scadenti
Idrorepellenti
Rendono idrofoba la superficie, senza film continuo
Riducono il grado di saturazione del copriferro e rallentano la corrosione; alcuni prodotti rallentano anche la carbonatazione, che richiede acqua
Il parametro SdCO2
La resistenza alla diffusione della CO₂ è SdCO2 = μCO2 · t, dove μCO2 è il fattore di resistenza alla diffusione (numero puro, rapporto con la resistenza dell'aria) e t lo spessore. Per un calcestruzzo C32/40 μCO2 vale circa 800. Con 30 mm di copriferro minimo più 10 mm di incertezza si ottiene 800 · 0,04 m = 32 m.
Protettivo
μCO2
Spessore
SdCO2
Acrilica semicoprente (ASC)
circa 600.000-650.000
circa 100 micron
≥ 60 m
Acrilica coprente (AC)
circa 2.000.000
circa 125 micron
≥ 250 m
Acrilica elastomerica (AE)
circa 4.000.000
circa 150 micron
≥ 600 m
Il limite della protezione
La protezione superficiale, se progettata, aumenta la durabilità ma non sostituisce la soluzione della causa del degrado e il corretto ripristino.
Una malta non pensata per il ripristino del calcestruzzo, applicata su una struttura, ha mostrato stacchi e fessurazioni severe già nei primi giorni. Coffetti lo ha usato per introdurre il ritiro contrastato: substrato e armature impediscono la contrazione del materiale nuovo e le trazioni superano la sua resistenza.
Una mensola gravemente danneggiata dall'esposizione a un ambiente ricco di cloruri è stata demolita e ricostruita: nuove armature e getto dal piano superiore con un materiale autocompattante superfluido. È l'esempio di intervento di ricostruzione che interessa tutto l'elemento.
Per una struttura esposta alle intemperie la UNI 11104 chiede copriferro minimo di 30 mm e calcestruzzo C32/40; nella ricostruzione con malte UNI EN 1504-3 si ottengono spesso copriferri di circa 10 mm. Con un coefficiente di carbonatazione di circa 2-3 mm√anno per una malta R4, il copriferro si carbonata completamente in circa 12-20 anni.
Il riferimento è il copriferro richiesto dalla norma: 800 per 0,04 m dà una SdCO2 di 32 m. Un'acrilica semicoprente da circa 100 micron raggiunge almeno 60 m; per andare oltre si aumenta lo spessore o si passa a una coprente o a un'elastomerica.
Prova a rispondere prima di aprire la risposta. Ogni risposta rimanda alla slide o al punto del video in cui se ne parla.
Da dove deve partire la scelta di un intervento di ripristino?
Dalla diagnosi delle cause e della severità del degrado, non dal prodotto. Il prodotto è l'ultimo passo, dopo la strategia definita con i principi UNI EN 1504-9.
Quando serve un piano d'indagine e a quali domande risponde?
Quando dal rilievo si ricava solo un sospetto diagnostico. Il piano stabilisce quali informazioni servono per confermarlo o smentirlo e come e dove reperirle.
Quale dei quattro processi della corrosione non si può governare e perché la velocità di corrosione si può comunque ridurre?
La conduzione elettrica nel metallo, sempre chiusa. La velocità dipende dal processo più lento, quindi basta agire su uno tra anodico, catodico e conduzione nel calcestruzzo.
Che cosa fa la carbonatazione al pH del copriferro e che tipo di corrosione produce?
Abbassa il pH da circa 12,5 a circa 8-9, le armature perdono la passività; la corrosione è generalizzata, con espulsione del copriferro e perdita di sezione.
Perché le parti aeree di una struttura esposta ai cloruri possono degradarsi più di quelle sempre immerse?
Perché la soglia critica di cloruri nelle strutture aeree è di circa 0,3-1% sulla massa del cemento, mentre in quelle totalmente immerse è circa un ordine di grandezza maggiore.
Quale differenza c'è tra un intervento corticale e uno di ricostruzione o ringrosso rispetto alla capacità portante?
Il corticale è limitato al copriferro e generalmente non contribuisce alla capacità portante; ricostruzione e ringrosso interessano gran parte o tutto l'elemento e collaborano alla risposta strutturale.
Quale disequazione deve essere rispettata per evitare la fessurazione di una malta da ripristino?
σc + ft ≥ σt: precompressione da espansione contrastata più resistenza a trazione almeno pari allo sforzo di trazione da ritiro impedito, istante per istante.
Non esiste la malta migliore in assoluto: si sceglie in base a estensione, spessore e geometria dell'intervento, al calcestruzzo esistente e a ciò che verrà applicato sopra, rinforzo o protettivo. Ripristino, rinforzo e protezione vanno pensati come un unico pacchetto.
Il ragionamento in 4 passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Definire il tipo di intervento: ripristino locale, ripristino generalizzato, rinforzo o ringrosso sezionale.
L'elemento va solo ricostruito o anche rinforzato?
2. Scegliere consistenza e classe della malta in funzione di spessore, geometria e calcestruzzo esistente.
Che spessore devo realizzare e su quale superficie, verticale, intradosso o estradosso?
3. Preparare il supporto per il passaggio successivo: grana fine per l'FRP, grana più grossa per l'FRCM, rasatura prima della pittura.
Cosa verrà applicato sopra la malta?
4. Proteggere in base all'esposizione: pittura per il contatto saltuario con acqua, malta polimero cemento per il contatto continuo.
L'elemento è bagnato solo dalla pioggia o è soggetto a percolamento continuo?
7 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Scelta del materiale
Tixotropica, colabile o betoncino
La consistenza dipende da estensione, spessore e geometria
Le malte da ripristino si distinguono prima di tutto per consistenza: tixotropiche o colabili. Lo schema proposto da Papini parte dal tipo di intervento.
Ripristino locale o ricostruzione della sezione originaria: malta tixotropica, che consente di gestire bene il ripristino puntuale.
Ripristino generalizzato (il pilastro o la trave da ripristinare per intero) con spessori fino a 50-60 mm: malta tixotropica o colabile, in base alle condizioni di cantiere.
Spessori oltre 50-60 mm: betoncino colabile, per contenere i ritiri. È una malta colabile a cui si aggiunge un aggregato più grosso.
Geometria dell'elemento (spessore fino a 50-60 mm)
Malta indicata
Elementi verticali, intradosso di elementi orizzontali
Malta tixotropica
Geometrie complesse, estradosso di elementi orizzontali
Malta colabile
Rinforzo e ringrosso sezionale
Con un basso spessore (fino a 50 mm) non si possono usare prodotti tradizionali o confezionati in cantiere, per problemi di ritiro e prestazioni. Le opzioni sono due:
un FRC o HPFRC, cioè una malta con fibre strutturali in acciaio o polimeriche, che in alcuni casi evita l'armatura aggiuntiva e permette di ripristinare e rinforzare con un solo intervento;
una malta colabile con armatura strutturale, quando l'armatura deve integrare carenze a pressoflessione o taglio.
Con un alto spessore (oltre 50 mm) si passa al betoncino colabile con armatura strutturale.
Otto malte, distinte per consistenza, classe e grana
Le malte presentate sono marcate secondo la UNI EN 1504-3 in classe R2 (interventi non strutturali), R3 e R4 (interventi strutturali). A questa marcatura se ne aggiungono altre che indirizzano l'impiego:
UNI EN 1504-2: sistemi di protezione della superficie del calcestruzzo, nei principi PI, MC e IR (protezione dall'ingresso, controllo dell'umidità, incremento della resistività);
UNI EN 1504-6: ancoraggio dell'armatura di acciaio;
UNI EN 1504-7: protezione contro la corrosione delle armature, cioè i passivanti applicati sui ferri.
Nella gamma RureGrout le malte tixotropiche sono contrassegnate in giallo, le due colabili in verde e la sola malta per applicazioni non strutturali in azzurro.
Prodotto
Consistenza e caratteristiche
Grana
Marcature
RureGrout R2 Finish
Rasatura per la riparazione e la protezione del calcestruzzo
0,4 mm
1504-3 (R2), 1504-2 (MC-IR)
RureGrout R3 Tixo Fine
Tixotropica a grana fine
1 mm
1504-3 (R3)
RureGrout R4 Tixo Fine
Tixotropica a grana fine
1 mm
1504-3 (R4)
RureGrout R4 Tixo
Tixotropica a grana normale
3 mm
1504-3 (R4)
RureGrout R4 Fast&Finish
Tixotropica a grana fine, presa rapida (40 min)
0,4 mm
1504-3 (R4), 1504-2 (MC-IR)
RureGrout R4 MT
Tixotropica con fibre inorganiche, elevate prestazioni
3 mm
1504-3 (R4)
RureGrout R4 MC
Colabile con fibre inorganiche, elevate prestazioni
3 mm
1504-3 (R4), 1504-6
RureGrout R4 Fluid
Colabile per ancoraggi
3 mm
1504-3 (R4), 1504-6
Grana e ritiro
Le malte lavorano di norma con un aggregato massimo di 2,5-3 mm. Ridurre la grana mantenendo le resistenze richiede di bilanciare ritiro e prestazioni: per questo le versioni a grana fine lo dichiarano nel nome.
I sistemi di rinforzo con materiali compositi lavorano per aderenza: la preparazione del supporto è una fase fondamentale. Le tre malte sono pensate per ripristini di grandi superfici e sono spruzzabili in continuo, per esempio con una PFT G4. Si differenziano per il rinforzo che segue:
l'FRP (resina e tessuto) vuole un supporto liscio, quindi una malta a grana fine;
l'FRCM (rete abbinata a una malta) vuole un supporto leggermente scabro, quindi una malta a grana più grossa.
R3 Tixo Fine
R4 Tixo Fine
R4 Tixo
Classe di resistenza
R3
R4
R4
Dimensione massima aggregato
0-1 mm
0-1 mm
0-3 mm
Spessore di applicazione
5-40 mm (80 mm)
5-50 mm (80/100 mm)
10-40 mm (80 mm)
Rinforzo successivo
FRP
FRP, piastre Logica 3
FRCM
R3 o R4?
Tra R3 e R4 Tixo Fine si sceglie in base alle caratteristiche del calcestruzzo esistente. Negli interventi corticali non conviene il prodotto più prestazionale possibile: più le prestazioni della malta sono vicine a quelle del calcestruzzo esistente, minori sono i problemi di ritiro.
La R4 Tixo Fine si abbina anche alle piastre metalliche Logica 3: si posa uno strato di malta e vi si annegano le piastre, che servono a incrementare la resistenza del nodo o a creargli una staffatura e, sui pilastri, a incrementare la resistenza a taglio e pressoflessione.
R4 Fast&Finish è l'unica malta rapida della gamma: un prodotto tutto in uno per ripristino a spessore, rasatura e protezione. È indicata per interventi di piccole dimensioni o che richiedono di rimettere in opera rapidamente l'elemento. L'applicazione tipica in edilizia è il frontalino di balcone, ma si può usare anche su pilastri. Evita di posare una malta a grana grossa e poi una rasatura di classe R2.
R4 MT è pensata per le infrastrutture, con prestazioni superiori al minimo previsto dalla norma, e consente spessori più alti con una malta tixotropica. Va premiscelata prima di essere spruzzata, per attivare gli additivi.
R4 MC è l'alternativa colabile alla R4 MT: si usa per la ricostruzione di pile, ma anche in edilizia per ringrossi sezionali con prodotti molto prestazionali e spessori contenuti.
R4 Fluid serve per ancoraggi di precisione, come i riempimenti sotto piastra di elementi prefabbricati o colonne in acciaio. Ha più agenti espansivi delle altre malte, che sono a ritiro compensato: evita cali durante la posa e satura i vuoti sotto le piastre.
R2 Finish chiude il pacchetto e regolarizza il supporto prima dei sistemi protettivi.
Attenzione a cosa sta sotto il protettivo
Per essere marcata UNI EN 1504-2 una rasatura deve garantire, tra l'altro, basso assorbimento capillare di acqua e traspirabilità del supporto, cioè lavorare su controllo dell'umidità e incremento della resistività. Si può scegliere il protettivo più traspirante, ma se sotto si posa una rasatura che lavora all'opposto si rischia di vanificare l'intervento di ripristino.
FRC e HPFRC sono matrici cementizie (calcestruzzi o malte, normali o ad alte prestazioni) con fibre discrete, cioè discontinue, in acciaio o sintetiche. Devono essere fibre strutturali: danno la resistenza a trazione che un materiale cementizio per sua natura non ha. I prodotti presentati hanno anche la marcatura come malta da ripristino.
Micro Gold Steel
MX-PVA Fibrorinforzata
Consistenza
Colabile
Tixotropica
Fibre strutturali
Acciaio
PVA
Marcature
1504-3, 1504-6
1504-3 (R3), 998-1/2
Impieghi descritti
Ringrosso a basso spessore di pilastri e travi; rinforzo a basso spessore di solette, principalmente in laterocemento
Intonaco armato su muratura senza posa della rete; rinforzo di cappe estradossali su coperture a elevata pendenza
Entrambi i prodotti hanno il CVT come FRC, che certifica una resistenza residua a trazione data dalle fibre strutturali; per Micro Gold Steel sono state mostrate le prove di carico su tre punti. Nel ringrosso a basso spessore questo può consentire, in alcuni casi, di evitare l'armatura aggiuntiva.
La MX-PVA serve dove un prodotto colabile non si può usare, per esempio su coperture molto inclinate, ma serve comunque una malta che eviti la rete grazie alle fibre. Nell'esempio mostrato è stata applicata dopo la posa di un connettore chimico.
Rivestimenti, pitture, malte polimero cemento e requisiti
Dopo un ripristino è possibile, e in alcuni casi necessario, applicare un sistema protettivo sulla superficie dell'elemento. Le ragioni: adeguarne la durabilità alle condizioni al contorno (copriferro inadeguato, contatto continuo con acqua, contatto con cloruri) e migliorarne l'estetica.
Tipo secondo UNI EN 1504-2
Effetto sulla superficie
Trattamenti impregnanti (I)
Riducono la porosità e rinforzano la superficie; pori e capillari parzialmente o totalmente riempiti
Trattamenti idrofobici (H)
Superficie idrorepellente, nessuna variazione dell'aspetto; pori e capillari rivestiti internamente
Rivestimenti filmogeni (C)
Strato protettivo continuo sulla superficie; alterazione dell'aspetto
Rivestimenti (C) nei principi PI-MC-IR
Pitture (acriliche, poliuretaniche, epossidiche)
Malte polimero cemento
Impiego
Protezione dall'ingresso di CO2 di strutture aeree in contatto saltuario con acqua piovana
Impermeabilizzazione e protezione dall'azione dilavante di acqua e cloruri; elementi da proteggere da CO2 e cloruri ed elementi con percolamento continuo di acqua
Prodotto
Monocomponenti, applicabili a spruzzo
Solitamente bicomponenti, armate con reti in fibra di vetro, premiscelate e poi spruzzate
Spessore medio
200-300 µm
2-4 mm
Sequenza applicativa
Eventuale rasatura per regolarizzare il supporto; primer per uniformare l'assorbimento; pittura a spruzzo
Malta polimero cemento a spruzzo; eventuale pittura per migliorare l'aspetto
Requisito da chiedere a un protettivo
Perché
Resistenza alla diffusione della CO2 (SdCO2): più alta possibile
Limita l'ingresso di anidride carbonica nel copriferro, una delle cause della corrosione
Resistenza alla diffusione del vapore (SdVapore): più bassa possibile
Più il prodotto è traspirante, più si evitano le bolle dovute all'umidità che evapora sotto la pittura
Assorbimento di acqua per capillarità: basso
Controlla l'umidità del supporto, altra componente del processo di corrosione
Adesione al calcestruzzo
Evita il distacco del rivestimento dal supporto
Capacità di crack bridging, statica e dinamica
Il rivestimento deve seguire il supporto se questo si fessura
Crack bridging, entro un limite
Se ci sono problemi di fessurazione di origine statica, il progettista vuole poterli vedere. L'elasticità serve soprattutto ad avere un prodotto che si adatta bene alle caratteristiche del supporto. Le prestazioni dei due prodotti Nord Resine presentati, la pittura acrilica elastomerica anticarbonatazione Rivenord Last e una malta polimero cemento, sono riportate nella slide 45.
Gli esempi applicativi mostrano come comporre il pacchetto completo.
Struttura aerea in contatto saltuario con acqua, con eventuale FRCM: passivante sui ferri, ripristino con malta a grana grossa (R4 Tixo o R4 MT), eventuale rinforzo FRCM in PBO, rasatura con una malta R2 marcata anche come protezione (MC-IR) e pittura acrilica elastomerica anticarbonatazione marcata PI-MC-IR. La rasatura scala di classe rispetto alla malta di ripristino ma mantiene la marcatura di protezione: così tutto il pacchetto ha prestazioni definite.
Struttura in contatto ripetuto o continuo con acqua: al posto di rasatura e pittura si usa direttamente la malta polimero cemento come rasatura.
Struttura aerea in contatto saltuario, senza rinforzo: ripristino con malta a grana fine e pittura applicata direttamente, senza rasatura.
Struttura aerea in contatto saltuario, con rinforzo FRP: malta a grana fine, rinforzo, rasatura con R2 Finish e pittura acrilica elastomerica.
Prima la causa
Su un pilastro soggetto a percolamento continuo il copriferro è spesso espulso e i ferri sono esposti. Si elimina prima la causa, cioè la gestione delle acque meteoriche; poi si ricostruisce con malta da ripristino e infine la si protegge.
Struttura semicircolare con pilastri alti e snelli, copriferro espulso e carenze statiche e sismiche. Ripristino puntuale con passivazione e RureGrout R4 Tixo; ringrosso a basso spessore con il microcalcestruzzo HPFRC Micro Gold Steel, per pressoflessione e taglio, con armatura aggiuntiva perché le prestazioni richieste erano molto alte; rinforzo a taglio delle travi con FRCM in rete PBO MESH 105 e matrice MX PBO Calcestruzzo, disposto parallelamente alla staffatura.
Travetti degradati: passivazione dei ferri e ricostruzione della sezione resistente con RureGrout R4 Tixo Fine. La grana fine era richiesta dal rinforzo successivo, un sistema composito FRP applicato all'intradosso.
Scarifica completa fino alle parti integre, ferri liberati e armatura aggiunta. Ringrosso sezionale con RureGrout R4 MC e ghiaietto 4-8 mm, spessore medio 10 cm: una malta nata per le infrastrutture usata in un edificio pubblico.
Intervento completo in una scuola: ripristino puntuale di pilastri e travi con RureGrout R4 Tixo, rinforzo strutturale con FRCM e installazione di un sistema antisfondellamento dei solai con rete in fibra di vetro.
Rinforzo estradossale con MX-PVA Fibrorinforzata e rete in fibra di vetro G-MESH 490, spruzzata con la macchina posta al piano terra. Il progettista ha dimensionato la rete aggiuntiva tenendo conto della resistenza residua a trazione data dalle fibre della malta.
Perché è importante che la rasatura sotto un protettivo sia marcata UNI EN 1504-2?
Deve avere basso assorbimento capillare e garantire la traspirabilità; una rasatura che lavora all'opposto rischia di vanificare il protettivo e il ripristino.
Un pilastro è soggetto a percolamento continuo di acqua: pittura acrilica o malta polimero cemento?
Malta polimero cemento, che protegge dall'azione dilavante di acqua e cloruri oltre che dalla CO2; la pittura acrilica è per strutture aeree in contatto saltuario con acqua piovana.
Come devono essere SdCO2 e SdVapore di un buon protettivo?
SdCO2 più alto possibile, per limitare l'ingresso di anidride carbonica; SdVapore più basso possibile, per lasciar passare il vapore ed evitare bolle sotto la pittura.
Sintesi delle domande poste al termine dei lavori e delle risposte dei relatori. Per i dettagli fa fede la risposta nel video.
Qual è la soluzione per ripristinare copriferro e frontalino di un balcone?
Il prof. Coffetti ha rimandato al sistema presentato dall’ing. Papini nella sua relazione, con malte a base polimero-cemento risvoltate sul frontalino.
Per proteggere le armature si possono usare anodi galvanici?
Sì. È la protezione catodica: con anodi sacrificali, di solito a base di zinco, che si consumano al posto dell’armatura, oppure a corrente impressa, con un generatore che porta l’armatura a un potenziale di passività. Funziona bene, ma in Italia si usa poco e soprattutto nelle infrastrutture; nell’edilizia il relatore non ne conosce applicazioni.
I rivestimenti protettivi possono causare muffe e condense all’interno dell’edificio?
Ogni protettivo limita in parte il passaggio del vapore. Per questo la norma introduce il parametro Sd al vapore, con un limite di 5 metri d’aria equivalente; spesso i prodotti hanno valori più bassi, indicati in scheda tecnica. Se il rivestimento è scelto correttamente, muffe e condense non dipendono da lui.
Quale rivestimento per le pareti di grandi vasche, soggette a deformazioni e livelli variabili?
Nessun prodotto indicato a priori: vanno valutati la compatibilità con il fluido contenuto (acqua potabile, acqua di mare, sostanze aggressive), la protezione del calcestruzzo, il crack bridging, cioè la capacità di seguire il movimento delle fessure, e l’idoneità all’immersione continua.
Nei betoncini il ghiaietto lo aggiunge l’operatore?
Il produttore fornisce kit con il ghiaietto per tagliare le malte colabili ed evitare errori di dosaggio, e mette a disposizione l’assistenza tecnica in cantiere. Esistono anche prodotti già confezionati con aggregato più grosso.
L’ing. Papini ha preferito rispondere via email, con analisi di prezzo per i diversi interventi e il contatto dei tecnici Laterlite sul territorio, che seguono anche consulenze negli studi.
La RureGrout R4 MC esiste in versione tixotropica, per ricostruire parapetti spessi 10 cm?
Sì: la versione tixotropica è la RureGrout R4 MT. Trattandosi di prodotti molto prestazionali, il relatore ha proposto di valutare il caso insieme, perché per quell’intervento potrebbe non servire un prodotto di quel livello.
La pulizia dietro le barre d’armatura viene davvero fatta?
Spesso è trascurata perché scomoda, ma è decisiva: la preparazione del supporto conta più della scelta del materiale. Deve controllarla la direzione lavori; per verificarla a campione si possono usare specchietti da dentista.
Prendi un intervento di ripristino che hai in corso o che ti è capitato di vedere e ripercorri le domande del webinar, nell’ordine in cui le hanno poste i relatori.
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Il quaderno è costruito sulle slide e sulla registrazione del webinar del 22 ottobre 2026. Schede, domande e scheda di lavoro sono elaborazioni didattiche di Prospecta Formazione; per i contenuti fanno fede le parole dei relatori nel video e le slide.